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Quando il dolore è un amico

Il dolore acuto ha una funzione: serve per concentrare l’attenzione sulla malattia.
E’ il segnale d’allarme lanciato dall’organismo in una situazione che mette in pericolo la sua incolumità. Spesso è il primo segnale che porta il paziente dal medico, la sola ragione per cui si richiede l’intervento della cura. Innesca immediatamente anche reazioni finalizzate all’allontanamento dalla causa nociva.

L’interrogativo di come sarebbe la vita in sua assenza solleva una questione sicuramente degna di nota, ma ci sono esempi che facilitano la comprensione.
Esistono persone che non percepiscono dolore, quindi assolutamente indifferenti a traumi, fratture, lesioni, e a patologie di interesse medico o chirurgico. Si tratta di una ben definita patologia che qualche volta compare durante la vita, ma il più delle volte è dovuta a problemi genetici che impediscono lo sviluppo di circuiti specializzati nel sistema nervoso.
In questi casi, già dalla prima infanzia ferite modeste o malattie facilmente curabili diventano pericolose perché trascurate.
L’analgesia congenita è indubbiamente un fenomeno che sorprende e incuriosisce.

Sebbene la casistica di individui insensibili al dolore risalga molto indietro nel tempo, il Puntaspilli Umano è stato il primo caso ad attirare l’attenzione dei medici: nel 1932 presso la Società Neurologica di New York si impone prepotentemente all’attenzione la storia di un uomo che non prova dolore. Cinquant’anni, originario di Praga e cresciuto negli Stati Uniti, E. G. Gibson conduceva una vita tranquilla, ma l’elenco degli incidenti nella sua vita a partire dai sette anni di età era lunghissimo e annoverava gravi ferite e lacerazioni, fratture ossee e ustioni, mai accompagnate da dolore.
Un giorno alcuni colleghi, testimoni dell’indifferenza con cui reagiva ad una ferita causata da un grosso chiodo che gli aveva perforato un dito, lo incitarono a tradurre questa sua caratteristica in una fonte di guadagno: iniziò quindi ad esibirsi in pubblico diventando la principale attrazione in uno spettacolo teatrale.

Il dolore acuto permette di riconoscere situazioni che, quando trascurate, diventano causa di ulteriori sofferenze.
È il campanello d’allarme che spinge ad agire per ritrovare il benessere.
Per evitare che il dolore diventi cronico bisogna ascoltarlo, perché rimanga un alleato e non si trasformi in nemico.

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